La didattica a distanza in tempo di Coronavirus

La didattica a distanza in tempo di Coronavirus

Uno studio del Journal of Chemical Education stima che oltre 1 miliardo e 700 milioni di persone hanno visto interrotti i loro percorsi formativi a causa del virus: neanche la II Guerra Mondiale aveva avuto questo effetto.

In maniera più o meno improvvisa e drammatica, tutti i Paesi hanno visto chiudere scuole di ogni ordine e grado, senza aver avuto il tempo di preparare una valida alternativa, soprattutto per le persone fragili e a rischio di drop out dai sistemi di educazione e formazione.  Secondo l’UNESCO (https://en.unesco.org/), più di 100 Nazioni hanno attivato chiusure e lockdown, impattando su almeno la metà della popolazione studentesca mondiale.

 

Screenshot della cartina interattiva creata dall’ UNESCO.

 

Sempre secondo l’UNESCO, ecco gli effetti indiretti e pericolosi della mancata erogazione di educazione e formazione durante la pandemia:

  1. Deprivazione di occasioni di socialità, apprendimento e crescita personale e professionale
  2. Denutrizione, per molti giovanissimi che contavano sulle mense scolastiche come occasione di consumare un pasto regolare
  3. Disuguaglianza nell’accesso ai portali di didattica digitale, per moltissime persone che non hanno potuto e non possono contare su buone connessioni internet e su adeguati devices
  4. Aumento della pressione sociale e politica sulla riapertura, per tutte quelle famiglie che non hanno alternative alla cura dei figli o per quei lavoratori che devono adempiere ad obblighi normativi di aggiornamento
  5. Isolamento sociale, dato che scuole ed agenzie formative sono hub di attività sociali e culturali indispensabili per imparare, crescere e sviluppare la creatività. 

La chiusura delle scuole e dei sistemi formativi è ancora oggi oggetto di polemiche e controversie che hanno effetto su persone, famiglie e organizzazioni. Si pensi al problema della qualità dei titoli rilasciati (diplomi, lauree, qualifiche…) o alle esigenze delle persone con bisogni speciali o necessitano di attenzioni particolari da parte dei docenti. Sebbene non siano “rimpiazzo” di una relazione face-to-face, le tecnologie hanno cambiato il modo tradizionale di imparare e hanno cercato di arginare le difficoltà incontrate dalle persone nell’accesso all’istruzione, evolvendosi fino all’uso dell’intelligenza artificiale. Dalla scuola elementare all’università, dalla formazione degli adulti all’aggiornamento obbligatorio, l’offerta di corsi on line e di aule virtuale si è incrementata in tutto il mondo e il mercato globale dell’educazione è stimato in crescita del 16% annuo fino al 2023. 

Quindi, nella sua tragicità,  il COVID-19 ha offerto ai sistemi educativi e formativi l’occasione di cimentarsi in una sfida per adattarsi con urgenza e in maniera massiva alla didattica a distanza in maniera tale da garantire la continuità educativa e la qualità degli apprendimenti. 

Nonostante la scarsa quantità delle strumentazioni disponibili, la bassa qualità delle connessioni e la poca preparazione dei docenti,  la transizione alla didattica a distanza ha portato ad un fiorire di tutorial, materiali, laboratori e webinar per sostenere le organizzazioni e le persone in questa epocale trasformazione. L’uso del digitale nell’educazione, in tutto il mondo, era relativamente poco comune prima di questa crisi pandemica. Solo il 20% dei Paesi utilizzava risorse digitale a scuola e nella formazione e, per di più, soltanto in alcune scuole ed agenzie. Una percentuale pari ad un 10% di mazioni poteva contare su una robusta capacità di insegnamento digitale, per lo più esplicitata nella fornitura di materiale digitale da usare come approfondimento o studio autonomo. Nessun Paese ha un curriculum digitale per insegnanti e per discenti. Queste percentuali disegnano una mappa degli sforzi che ogni governo ha dovuto compiere per colmare, con grande velocità, il gap. 

La didattica tradizionale ha certamente il pregio della relazione e del contatto fisico; ma la comodità di poter fruire di formazione da casa (magari non costretti da una pandemia) o dal luogo di lavoro con orari flessibili, la possibilità di utilizzare registrazioni e webinar da vedere e rivedere con calma, la condivisione di documenti e contributi...tutto questo contribuisce ad una efficacia ed effettività dell’apprendimento certamente apprezzabile. La strada, secondo noi, risiede nell’organizzazione di forme “miste” o blended, con un modello pedagogico che mette al centro il formando e la sua esperienza. 

L’apprendimento diviene in primo luogo adattivo:  le lezioni e i materiali didattici sono costruiti su misura per rispondere ai bisogni di ogni apprendente. E’ fondamentale la presenza di un’infrastruttura affidabile dietro un processo di e-learning, e noi di FRIDA ne siamo consapevoli;  ma è altrettanto  importante creare lezioni efficaci e coinvolgenti. L’obiettivo è il successivo passaggio alla formazione trasformativa, che contribuisca cioè alla trasformazione e alla evoluzione delle competenze delle persone. In questo senso, la didattica a distanza ha il doppio ruolo di agente di crescita professionale ma anche di formazione al digitale, la cui consapevolezza è, per tutte le persone, un’arma fondamentale anche in termini di partecipazione sociale. 

Con FRIDA crediamo di aver dato un contributo diretto e importante alla conoscenza e alla pratica della formazione durante la pandemia: il cambiamento del paradigma formativo e la sua trasformazione in remoto è la conseguenza del lockdown di scuole e agenzie formative ma è anche la causa di una rivoluzione culturale in cui le tecnologie si sono poste al servizio dell’emergenza e le abilità digitali di formatori e formandi sono cresciute esponenzialmente.

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